MEMORY – PIERLEONI: Messina di Zeman da A. Scoglio aveva i suoi uomini. Schillaci un amico
In una calda giornata estiva arrivano in riva allo Stretto, a vestire la casacca dell’Acr Messina, diversi volti nuovi.
Di Fabio, Da Mommio, Doni, Manari, Pierleoni e altri. È la stagione 1987/88, quella successiva alla mancata promozione in serie A con la squadra dei mitici “bastardi di Scoglio”.
Angelo Pierleoni è un aitante ragazzo, proveniente dalla serie C, dal Teramo.
Per il jolly abruzzese il soggiorno biennale di Messina fungerà da trampolino di lancio, per raggiungere la massima categoria.
” Ho giocato in serie A , pur non avendo alcun procuratore e per me questo è motivo di orgoglio. Nella mia carriera – continua Pierleoni – ho posto sempre in cima alla lista abnegazione nel lavoro e serietà. Mio padre era un operaio e sapeva bene cosa significava faticare, valore che mi ha trasmesso.
A Messina hai disputato due annate importanti. Il primo anno con mister Scoglio fosti impiegato in un ruolo che non ti si addiceva.
Non credo sia stato il ruolo a penalizzarmi- incalza l’angelo di Celano- il mister aveva un suo gruppetto che si portava dietro da tempo e vi erano delle gerarchie. Non ero considerato come meritavo.
Il discorso cambia nella stagione successiva, in panchina arriva il tecnico Zdenek Zeman. Giusto?
Quando arrivò il boemo intuì che le cose stavano cambiando radicalmente. Zeman ci sottoponeva ad allenamenti durissimi, conoscevamo ormai a memoria i gradoni del mitico stadio “Celeste”. Mi ricordo che il mio grande amico Toto’ Schillaci , si lamentava.
Un giorno mentre eravamo a Santa Margherita, abitavamo vicinissimi, gli dissi: “Toto’, tu sei un campione, vedrai che alla fine di questi allenamenti ne godrai grande giovamento”. Alla fine del campionato Schillaci vinse la classifica di capocannoniere e si ricordò le mie parole. Mi disse che anch’io ero forte e che sarei approdato in serie A e così fu.
Con Schillaci sei stato un grande amico...
Con Toto’ in quei due anni condividevamo tutto. Le nostre giornate iniziavano di prima mattina con le granite e finivano la sera prima di andare a dormire. Le nostre famiglie si frequentavano.
Ho avuto modo negli anni di incontrarlo ed era come se ci fossimo lasciati il giorno prima. La sua scomparsa per me è stata un grande dolore.
Cosa ricordi di quel Messina di Zeman?
Davamo spettacolo. Eravamo una macchina da gol, in avanti giocavamo io, Schillaci, Cambiaghi e Mossini. Anche il resto della squadra non era da meno. In difesa mi ricordo il forte De Simone, Da Mommio, Doni, in mezzo al campo Di Fabio era instancabile.
Il Messina di Zeman avrebbe potuto tranquillamente giocare in questa serie A.
Ai nostri tempi si giocava a calcio, adesso vedo gente nella massima serie che non riesce neanche a fermare un pallone!
Cosa ti è rimasto di Messina e del Messina?
Di Messina mi è rimasto tanto. Devo al Messina il proseguimento della mia carriera in serie A. Non ho mai dimenticato la città, lo stadio, gli ultras, i miei compagni e i giornalisti che c’erano allora.
Dopo aver lasciato la Sicilia, hai raggiunto Brescia… Come è andata?
Ho fatto amicizia con Altobelli che era a fine carriera, ma non mi sono trovato bene con mister Varrella. Un tecnico che prediligeva gli schemi ai calciatori con innovazioni cervellotiche che non portavano a risultati.
Sono andato via dopo tre mesi.
Successivamente hai raggiunto la serie A, con tante presenze e diverse reti…
A Cesena sono stato benissimo, così come ad Ascoli con il grande presidente Costantino Rozzi. Sono stati degli anni bellissimi. Indimenticabili.
Tornando al Messina, lo segui ancora?
Lo seguo ogni volta che gioca, purtroppo sto notando che da qualche tempo è in difficoltà. Bisogna rialzarsi, perché il Messina è storia.
Devi effettuare l'accesso per postare un commento.