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ESCLUSIVA SPORTMENEWS con….Protti, lo zar dal gol facile. Docufilm in corso: “È un calcio che ho difficoltà a riconoscere” (INTERVISTA)

Difficile descrivere la carriera di Igor Protti in poche parole, un calciatore  protagonista della storia del calcio italiano e messinese di una volta, un calcio che non esiste più.

Grande attaccante, rimane ad oggi, con Dario Hübner, uno dei 2 calciatori che nella storia ha vinto la classifica marcatori nelle principali 3 leghe professionistiche italiane, in A, B e C1. Cittadino onorario di Livorno e Bari, dove ha raccolto il maggior numero di presenze e gol, è stato l’ultimo calciatore della storia a segnare una rete con la maglia numero 10 del Napoli in massima serie, prima che i partenopei la ritirassero in onore di Diego Armando Maradona.

A Messina 3 anni, che sono bastati per entrare nei cuori del popolo giallorosso, che ancora oggi ricorda le sue gesta. Un addio non voluto in prima persona, avvenuto dopo una retrocessione in C1, 6 miliardi e mezzo di vecchie lire per poter permettere al Messina di potersi iscrivere al campionato, evitando un fallimento che però purtroppo sarà stato solo posticipato.

Protti in città con Nino Martorana pres.Gioventù giallorossa

In questi giorni lo “Zar” sta girando un docufilm sulla sua carriera, nelle città dove ha vissuto la sua lunga carriera. Messina, Bari, Livorno ma anche Roma sponda Lazio, dove gli aquilotti lo ricordano con piacere per un gol del pareggio allo scadere in un infuocato derby della capitale.

Il docufilm, girato con la troupe della produzione Bredenkeik, è intitolato “Igor, L’eroe romantico del calcio”. Il periodo di pubblicazione dovrebbe essere il mese di ottobre dell’anno corrente.

Lo abbiamo raggiunto per una amichevole chiacchierata in un posto iconico della città peloritana, facendogli qualche domanda anche sull’attuale situazione, a dir poco complicata, che sta attraversando l’ACR Messina.

QUI LE PAROLE DELL’EX CALCIATORE

 Igor, come nasce l’idea del film?

L’idea è venuta alla produzione, loro sono di Livorno e hanno vissuto gli ultimi anni della mia carriera, erano giovani, mi hanno chiesto di farlo perché sono di lì e se dici Livorno ricordi Protti. Ho detto di si, ma ho proposto di girarlo anche negli altri posti dove ho giocato per far capire agli spettatori le difficoltà e i momenti duri della mia carriera. Voglio che passi un messaggio per i ragazzi, che le difficoltà vanno superate con forza e spirito di sacrificio, questo è il mio obiettivo”.

•  Tanti anni da calciatore, poi il tesserino da allenatore mai utilizzato, un anno da direttore sportivo al Tuttocuoio e poi le due esperienze da manager a Livorno con Lucarelli, il compagno di sempre. Adesso sei fuori dal calcio da qualche anno, hai intenzione di tornare?

“Sinceramente mi sono allontanato, è un calcio che ho difficoltà a riconoscere, un calcio diverso da quello che ho vissuto. Ad allenare non ho mai provato, non mi è mai realmente interessato. Per il futuro non lo so, adesso non sento la necessità di tornare in questo mondo, seguo i risultati delle squadre con cui ho giocato ma se non c’è una situazione che mi interessa no, ho altre esigenze, mi godo la famiglia in Toscana, dove risiedo”.

•  Fai parte di quei calciatori che hanno fatto colpo nel cuore dei tifosi giallorossi. Adesso il Messina è in una situazione complicata e rischia, nuovamente, una caduta pericolosa. Come descriveresti tutto ciò?

Quando andai via da Messina non fu un mio desiderio. Un dirigente di allora mi avvicinò e mi disse che i soldi della mia cessione erano fondamentali per l’iscrizione al campionato successivo, quindi non ho potuto fare altro che dire di sì, ma è stata la mia fortuna andare a Bari. Ora seguo da lontano i risultati del Messina, la situazione societaria è intricata. È chiaro a tutti cosa è questo club e questa grande tifoseria merita una società stabile che permetta di vedere il futuro con fiducia, ma allo stato attuale delle cose sinceramente ho poco ottimismo, data la situazione”.

•  Nel 2025 viviamo nell’epoca dei social, è un calcio diverso da quello che hai vissuto tu, l’epoca delle bandiere è passata. Ci sono molte più distrazioni?

“In passato tanti calciatori hanno avuto forza di rimanere a casa, ma è pur vero che se nasci in una città grossa è più semplice. Per me bandiera significa indossare la maglia con amore, rispetto e senso di appartenenza, puoi stare 1 anno come 20 anni, non conta tanto, conta quanta passione ci metti, in campo e fuori. Una volta il calcio era uno sport di gruppo, oggi sembra diventato uno sport singolo, comanda l’individualità. Gli atleti sono aziende e guadagnano di più rispetto a prima, anche in categorie inferiori”. Anche chi lo governa però deve metterci più cuore e più regole sociali e civili. 

Un abbraccio Messina, torneremo a sorridere. IGOR 

                                          

*FOTO IN COPERTINA Paolo Furrer